L’autrice sembra mossa dall’urgenza di fare al lettore una domanda chiara, chiarissima, tanto da esplicitarla nel titolo: “Che cos’è un bambino?”. “Un bambino è una persona piccola. È piccolo solo per un po’, poi diventa grande”: (…) non è un bambino per sempre. Un bel giorno cambia”. Intanto quando è bambino ha “piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie”, ha “un piccolo letto, piccoli libri colorati, un piccolo ombrello, una piccola sedia” ma il suo pensiero e la sua fantasia sembrano proiettarlo in una dimensione senza confini che, ogni tanto, stupisce anche gli adulti.
Esserci. Con loro dove si cresce
Il post “Con le castagne inizia la scuola” mi ha lasciato con un sospeso. Avevo scritto che ci chiedono di aiutarli a trovare un posto a quelle emozioni, di sentirle insieme a loro, di pensarle e poi magari di trovare le parole per esprimerle. Fin qui tutto bene. Ma tutt’altro affare è poi riuscire a farlo davvero non solo come insegnanti ma come adulti. Ben lontana dal voler indicare “come” si fa, esploro la questione con due prestiti.
22 gennaio 2026
“Il bimboleone e altri bambini”
“Quanti sono i bambini nel mondo? Tanti, tantissimi. E tutti diversi…”. Questo albo illustrato, disegno dopo disegno, ci fa diventare spettatori di un corteo di animali a cui gli autori affidano il compito di descrivere alcuni dei più frequenti temperamenti dei bambini. C’è il “bimbozanzara, mammamia che tormento!”, quello che ti gira sempre intorno e “non lo fa per dar fastidio: le sue ali sono fatte così: non potrebbe volare senza fare zzzz… zzzz…”.
Con le castagne inizia la scuola
Le castane arrivano a scuola. Sono i bambini e le bambine a portarle, insieme al mondo che abitano, alle loro cose e al loro sentire. E’ un moto ondoso quello che c’è tra la scuola e il mondo. Entrano castagne, emozioni, famiglie e intere comunità. Ma, se vogliamo e se siamo capaci, può uscire la pace.
23 ottobre 2025
“Vorrei un tempo lento lento”
“Vorrei un tempo lento, fin dal primo mattino. Uscire dal mio letto: caldo guscio. Io pulcino”. È così che un bambino apre ad una serie di caratterizzazioni del tempo che vorrebbe e che sembra chiedere al mondo degli adulti. Sono tante le declinazioni del tempo che pagina dopo pagina il bambino desidera, con questo ripetuto “vorrei”. Vorrebbe un “tempo lungo”, quello del risveglio, quello che serve per andare con calma a piedi a scuola guardandosi intorno.





