Tornano le castagne “matte” nelle strade, un po’ ovunque. I bambini e le bambine se ne riempiranno le tasche per farci di tutto: lanciare, costruire, cucinare o chissà cosa d’altro viene loro in mente. Oppure semplicemente per il piacere innato di raccogliere e conservare.
Se siamo fortunati, le castagne arriveranno anche a scuola per quel moto ondoso che mi affascina sempre tanto: da fuori a dentro e da dentro a fuori.
Le tasche dei bambini e delle bambine sono piene di castagne, sassolini, legnetti, foglie, fiori. Conservano perle, monete, braccialetti, pupazzetti, tappi, scatoline. E potrei andare avanti ancora tanto. Tesori per loro, cose che colpiscono la loro attenzione tanto da raccoglierle, conservarle e mostrarle agli altri bambini o, qualche volta, anche a noi adulti. Quel “Guarda!” ha così tanto il sapore di “Guardami!” o di “Guarda con me!”. Ci chiedono di stare con loro nella loro meraviglia. Ci dicono che gli piace raccogliere, conservare, dividere e seriare. Quando sono più grandini, ci chiedono di osservare bene, tagliare o spezzare per guardare dentro, ci fanno domande per capire come funziona. Oppure hanno immaginato una storia, magari ancora in mezzo tra realtà e fantasia.
Ma a scuola non arrivano solo castagne. I bambini e le bambine arrivano insieme vissuti, emozioni, famiglie, comunità intere. Ci chiedono una porta aperta per entrare, una casa in cui poter stare, un riparo perché lì, a scuola, c’è posto, c’è un posto per loro, pensato a loro misura. Ci chiedono di saperli osservare, ci chiedono di aiutarli ad essere quello che devono essere. Quando sono più grandicelli, ci chiedono una mano per capire come funziona il mondo, ci chiedono di essere accompagnati qualche volta e poi di andare da soli. Ci chiedono di raccontargli quello che sappiamo, cosa pensiamo, ma poi vogliono cercare da soli, farsi le loro idee e con quelle confrontarsi tra loro. Ci chiedono di orientarli nella confusione delle emozioni che provano, di accoglierle e chiamarle per nome, di riconoscere come impattano sui loro comportamenti e sui loro pensieri. Ma poi vogliono mettersi alla prova da soli, sentirci attenti ma distanti.
Chi lavora a scuola di castagne ne ha viste già così tante! Per non parlare delle malinconie per la mamma che conserva tra le sue memorie o delle esplosioni di rabbia cui ha imparato a far posto nelle sue viscere. I bambini e le bambine ci chiedono di ricominciare ogni volta dall’inizio, ci domandano di far diventare la loro prima volta anche la nostra prima volta. Ci chiedono di osservarli e, nel miscuglio di tutto quello che siamo e sappiamo, di esserci per loro ogni volta in modo autentico e rinnovato perché loro, i bambini e le bambine che abbiamo davanti, non sono mai gli stessi.
Ogni essere umano che cresce ha bisogno di costruire sé stesso e cerca ambienti che gli riconoscano questo bisogno, assecondino le sue naturali tendenze e valorizzino le sue risorse. Se siamo pronti ad accogliere quello che da fuori arriva a scuola – tutto però, non solo le castagne! – quando il moto ondoso esce, porta nel mondo quello che ha trovato: scoperte, conoscenze, esperienze, incontri, immagini. Porta fiducia, amore e reciproca comprensione. Maria Montessori, in “Peace and education”1 arriva a sostenere che l’infanzia così accolta e accompagnata porti nel mondo la pace.
- “Peace and education” in “Citizen of the world”, Montessori Series, Volume 14, Montessori-Pierson Publishing Cmpany, 2020 ↩︎

