Immagino l’albo illustrato nelle mani di un adulto, letto individualmente o magari in gruppo, come una possibilità che ci diamo anche noi, perché chi scrive e illustra un albo parla a tutte le età della vita. A volte questa lingua fatta di immagini mischiate con le parole arriva più immediata.
L’autrice sembra mossa dall’urgenza di fare al lettore una domanda chiara, chiarissima, tanto da esplicitarla nel titolo: “Che cos’è un bambino?”. “Un bambino è una persona piccola. È piccolo solo per un po’, poi diventa grande”: (…) non è un bambino per sempre. Un bel giorno cambia”. Intanto quando è bambino ha “piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie”, ha “un piccolo letto, piccoli libri colorati, un piccolo ombrello, una piccola sedia” ma il suo pensiero e la sua fantasia sembrano proiettarlo in una dimensione senza confini che, ogni tanto, stupisce anche gli adulti. Agli occhi dei grandi a volte un bambino desidera cose “strane: avere le scarpe che brillano, mangiare lo zucchero filato a colazione, ascoltare la stessa storia tutte le sere”.
Un senso di stranezza che a volte si ribalta: chissà ai bambini quante cose dei grandi sembrano strane e incomprensibili! Non capiscono come sia possibile star bene a fare la doccia tutti i giorni o andare a dormire senza un pupazzetto, o “dormire al buio” e non piangere “quasi mai”. Ci sono tante cose che fanno piangere i bambini: “perché lo shampoo pizzica gli occhi, perché hanno sonno, perché fa buio”. Il pianto è una richiesta di aiuto, cercano l’attenzione di un adulto che possa portare sollievo, stare accanto, chiedono “una lucina vicino al letto”. “Ai bambini, si sa, non piace andare a scuola”: preferiscono una dimensione più libera in cui poter seguire il flusso delle idee che gli vengono come “annusare l’erba, correre dietro ai piccioni gridando, ascoltare la voce lontana delle conchiglie”.
I bambini sono tanti, tutti diversi tra loro: diversi di corporatura, diversi per le loro sensibilità oppure perché hanno gli occhiali, sono sulla sedia a rotelle o portano l’apparecchio per i denti. Nella grande differenza ci stanno anche quei bambini che per gli adulti sono “faticosi, odiosi”: vogliono sempre fare tardi la sera, sono “viziati e fanno solo quello che vogliono”, rompono gli oggetti. Ad accompagnare queste possibili risposte circa la natura dei bambini, c’è un susseguirsi di ritratti dei più diversi e fuori dal comune stereotipo.
È chiaro il tentativo dell’autrice che, pagina dopo pagina, prova a rispondere ad una domanda tutt’altro che banale accompagnando il lettore, ritratto dopo ritratto, tra aspetti concreti, comportamenti osservabili ma anche arguti svelamenti di una natura più profonda. Fa notare, per esempio, che i bambini, si stupiscono del fatto che gli adulti non piangono “quasi mai” o “piangono piano”: sembra che non se ne accorgano, ma poi scrive “O fanno finta di non vedere”. Mi pare un ritratto delicato della loro sensibilità e di come vedano e colgano molto di più di quello che a volte noi adulti pensiamo, focalizzati come spesso lo siamo sulle loro strane abitudini o su quei comportamenti incomprensibili.
E sempre in questa direzione l’autrice scrive: “I bambini assomigliano alle spugne. Assorbono tutto: il nervosismo, le cattive idee, le paure degli altri”. Non hanno ancora una mente razionale, astratta e riflessiva formata e quindi quello che tendono a fare è letteralmente “assorbire” inconsciamente quello che hanno intorno, adattandosi con una capacità di resilienza elevatissima. L’ambiente fisico, psicologico, sociale ed emotivo, ormai sappiamo, incide tanto sullo sviluppo nelle età evolutive. I bambini, indugia ancora l’autrice, “sembrano dimenticare, ma poi rispunta tutto dentro la cartella o sotto le lenzuola o davanti ad un libro” e allora ci chiedono di essere ascoltati, ci chiedono di accogliere le loro dimensioni interiori che escono, ci chiedono di prendercene cura, di dargli spazio e parole perché loro stessi possano capire e capirsi. Dice: “vogliono essere ascoltati con occhi spalancati”.
Lascio a voi di cercare, tra le righe, il resto delle perle. Trovo interessante la chiusura dell’albo, curiosa e forse anche un po’ provocatoria perché sembra ribaltare la domanda iniziale: ma quanto di bambino resta in un grande? E ancora: c’è continuità tra l’infanzia e l’età adulta? Tra le pagine, l’autrice ci regala qualche spunto forse un po’ in sordina quando scrive “I bambini che decidono di non crescere, non cresceranno mai. Avranno un mistero dentro di sé. Allora anche da grandi si commuoveranno per le piccole cose” e “faranno i capricci per delle cose strane, come un telefono che non suona o il traffico”.
Si tratta di “Che cos’è un bambino?” di Beatrice Alemagna ed è stato pubblicato da Topipittori nel 2015.
Elisa Loprete, «Di albo in albo, per immagini e parole», Ovunque [in linea], anno 3 (2026) [pubblicato: 18 apr 2026], disponibile su World Wide Web: https://purl.org/ovunque/elisa-loprete-06.

