Immagino l’albo illustrato nelle mani di un adulto, letto individualmente o magari in gruppo, come una possibilità che ci diamo anche noi, perché chi scrive e illustra un albo parla a tutte le età della vita. A volte questa lingua fatta di immagini mischiate con le parole arriva più immediata.
“Vorrei un tempo lento, fin dal primo mattino. Uscire dal mio letto: caldo guscio. Io pulcino”. È così che un bambino apre ad una serie di caratterizzazioni del tempo che vorrebbe e che sembra chiedere al mondo degli adulti. Sono tante le declinazioni del tempo che pagina dopo pagina il bambino desidera, con questo ripetuto “vorrei”. Vorrebbe un “tempo lungo”, quello del risveglio, quello che serve per andare con calma a piedi a scuola guardandosi intorno.
Nel tempo della giornata ha bisogno di un “tempo utile” per lavorare con le mani e creare con la propria fantasia, “un tempo magico”, quello in cui far delizie e pozioni con “sassi, terra ed erba”. Il bambino vorrebbe momenti per stare con persone importanti per lui: un “tempo antico” da trascorrere con i nonni ma anche un tempo per giocare con gli amici, litigare e poi fare la pace. E, quando viene sera, vorrebbe un “tempo dolce” per potersi addormentare ascoltando storie.
Ma tra le pagine fitte di descrizioni in cui il bambino condivide con il lettore il tempo che vorrebbe, ce ne sono alcune molto molto profonde e forse anche provocatorie per gli adulti. Chiede “un tempo vuoto, lo vorrei assente, per stare ad occhi chiusi e poter non fare niente”: ci parla di un “tempo libero” che lo sia per davvero in cui lui possa dedicarsi a qualunque cosa gli venga in mente. Chiede all’adulto momenti di silenzio: lo chiama simpaticamente “un tempo zitto” ma la richiesta è molto chiara. E poi ancora sente il bisogno di “un tempo a forma di bambino, che vuole far da solo” avendo un adulto vicino. Desidera un tempo per “capire ed ascoltare, provare anche a sbagliare, cadere per rialzarsi oppure rotolare”. Domanda agli adulti di sentirsi nel mondo anche al sicuro e lo chiama “tempo giusto”, un tempo che gli permetta di pensare serenamente al suo futuro. L’autrice chiude il libro con una domanda per chi legge: “Vorrei un tempo lento, che non finisse più. Continua questa storia cosa vorresti tu?”.
L’albo illustrato parla del tempo così come forse lo vorrebbero i bambini: è un un elenco di “vorrei” che pagina dopo pagina scorre per descrivere il tempo che il bambino vorrebbe per sé. Mi viene però voglia di andare oltre alla descrizione di un tempo desiderato: mi pare un albo che può mostrare per bene a noi adulti i bisogni dei bambini, uno dopo l’altro. Si apre con il bisogno di iniziare con calma la mattina, svegliarsi tranquillamente e lentamente andare a scuola, curiosando qua e là, proprio come fanno i bambini.
C’è il bisogno di buon cibo, “di burro e marmellata, per coltivare abbracci, tra ortaggi e insalata”: un cibo non solo buono da mangiare, ma che sia occasione di relazioni d’amore con chi lo offre. A noi adulti viene chiesta la possibilità di stare con gli amici, con i nonni, con quegli affetti e quelle relazioni che contano anche fuori dalla famiglia ristretta. Tra un “Vorrei…” e l’altro mi sembra di trovar nascosti anche bisogni molto importanti e profondi cui servono risposte concrete e consapevoli: c’è la richiesta di un adulto che sappia offrire al bambino la sensazione di sentirsi al sicuro, che sappia aspettare e dare al bambino il tempo di fare da solo, che non giudichi e sappia accogliere gli errori come qualcosa di naturale nella vita.
E poi l’autrice porta la nostra attenzione sul tempo libero, sul tempo vuoto, sul “tempo zitto” mentre è evidente come oggi i bambini fin da piccoli sembrano espropriati del loro tempo, sballottati tra una proposta e l’altra, nella convinzione che la giornata vada riempita, animata e sempre ben organizzata, chiedendo oltretutto uno sforzo significativo e impattante sull’intera famiglia.
Mentre il bambino chiede un tempo “per poter non fare niente”, noi adulti crediamo che gli servano occasioni per dedicarsi ad attività sportive, artistiche o creative, a proposte organizzate e condotte da un altro adulto più o meno competente. È un albo che ci interroga, se appena ce la sentiamo di andare oltre alla leggerezza delle illustrazioni: tra le rime delle sue parole, mi sembra di intravedere un appello accorato alla ricerca di “un tempo lento per essere bambino”, potendo contare su tutto quello che gli serve per davvero.
Si tratta di “Vorrei un tempo lento lento” di Luigina del Gobbo e Sophie Fatus ed è stato pubblicato da Edizioni Lapis nel 2017.
Elisa Loprete, «Di albo in albo, per immagini e parole», Ovunque [in linea], anno 3 (2026) [pubblicato: 18 apr 2026], disponibile su World Wide Web: https://purl.org/ovunque/elisa-loprete-06.

