“Zagazoo”

Immagino l’albo illustrato nelle mani di un adulto, letto individualmente o magari in gruppocome una possibilità che ci diamo anche noi, perché chi scrive e illustra un albo parla a tutte le età della vita. A volte questa lingua fatta di immagini mischiate con le parole arriva più immediata.

“C’era una volta una coppia felice, George e Bella”: facevano tante cose insieme. Un giorno ricevettero “uno strano pacco”: “dentro c’era una creaturina rosa, la più graziosa che si possa immaginare. Aveva addosso un cartellino che diceva: – Si chiama “Zagazoo”.

Tutto bene finché un giorno Bella e George si alzano la mattina e si trovano davanti un avvoltoio: “i suoi strilli erano spaventosi”. Prima che potessero organizzarsi per far fronte alla nuova natura della “creaturina rosa” ecco che si trasforma in un “elefantino” che rovescia i mobili, toglie la tovaglia dal tavolo e mangia qualunque cosa. Ma, voltando la pagina, eccoli alle prese con un facocero che gli riempie la casa di fango e poi ancora con un “draghetto irascibile” che non solo brucia il tappeto di casa ma anche gli abiti delle persone che incontra per strada. E poi ancora si trasforma in un pipistrello che, lamentandosi, si lasciava dondolare sulle tende, per tornare nuovamente facocero, poi elefantino e ancora drago. “Ci porterà alla follia” dice Bella a George. “Se solo smettesse di cambiare”.

Senza un attimo di tregua, Bella e George “una mattina si alzarono e Zagazoo si era trasformato in una strana creatura pelosa”, così strana da far rimpiangere gli altri animali! I due guardano a questa nuova creatura con curiosità ma anche timore e disappunto. La creatura diventa sempre più grande. I due genitori continuano a lamentarsi e interrogarsi tra loro: “E se non si fermasse più? – disse Bella”, “Non voglio neanche pensarci – rispose George. Mi sta facendo diventare i capelli bianchi”. “Ma poi…una mattina si alzarono e scoprirono che Zagazoo si era trasformato in un giovanotto dalle maniere impeccabili”. Zagazoo, il ragazzo (interessante e credo non casuale l’assonanza tra queste due parole), con il tempo conobbe Mirabelle che porta presto a casa a conoscere i suoi genitori “che si erano trasformati in una copia di grossi pellicani marroni”.

Le metamorfosi che un umano attraversa nella sua storia evolutiva sono rappresentate con un tocco di ironia prendendo in prestito a piene mani dal mondo animale reale e anche fantastico: il figlio di Bella e George si trasforma in tanti esemplari tutt’altro che divertenti e facili da gestire. L’avvoltoio strilla fortissimo, l’elefante butta tutto a terra e mangia di tutto, il drago brucia e il facocero imbratta di fango tutta la casa. Il punto di vista è chiaramente quello dei due genitori che si trovano a doversi misurare con una persona che non si sovrappone a loro. Il libro, infatti, inizia con la presentazione di Bella e George dediti a tutti i loro hobby: costruiscono modellini, spolverano la loro casa e mangiano il gelato. L’arrivo del “pacco” cambia improvvisamente la loro vita. Ed è quello che succede quando si diventa genitori: serve trovare un nuovo assetto come individui e come coppia per poter accogliere una persona nuova e serve, soprattutto, fare il giusto spazio per accogliere la sua differenza, quello che smuove in un genitore giorno dopo giorno man mano che cresce. E se l’infanzia è una carrellata di animali, più o meno realistica, l’adolescenza diventa “una strana creatura pelosa”: qualcuno che non ha più molto a che fare con gli esemplari dello zoo usati finora. “Strana” è incomprensibile, inavvicinabile, non interpretabile con i riferimenti di prima: infatti non grida, non rompe, non brucia, non si lamenta e nemmeno sporca. Le poche linee con cui Blake rappresenta i volti di George e Bella in un angolo che guardano il loro figlio sono sufficientemente rappresentative del loro sentire.

L’albo, però, è frizzante, soprattutto nelle illustrazioni, non c’è preoccupazione, semmai un sorriso di fondo, un sentimento di tenerezza per questi due adulti che si trovano improvvisamente la vita “ribaltata” ma che restano insieme, che si lamentano a più non posso, ma si confrontano continuamente e si interrogano. Sono stanchi ma restano lì accanto a questa “creaturina rosa” che muta continuamente e accolgono con pazienza le grida da avvoltoio, sistemano tutto ciò che viene mangiato o fatto cadere come se in casa ci fosse un elefante, puliscono il fango lasciato dappertutto e cercano di rimediare a tutte le bruciature che il drago infuocato procura per ogni dove. E in ultimo guardano, questa volta “da lontano” e senza poter fare nulla, quell’essere tutto strano e peloso che cresce ogni giorno sempre di più.

Il lieto fine non tarda ad arrivare, ma ce lo si aspetta fin dall’inizio. “E poi…” ecco una persona cresciuta, diventata adulta che prende la sua strada. L’autore illustra e racconta la storia del figlio usando lo stesso ritmo che aveva usato in apertura per presentarci Bella e George che, al termine della storia, si trasformano anche loro in una coppia di pellicani marroni: sembra quasi volerci ricordarci che i figli, ma anche noi adulti, nel corso della nostra storia evolutiva, portiamo dentro qualcosa della nostra famiglia di origine. Semplicemente abbiamo bisogno del tempo necessario per differenziarci, capire chi essere nel mondo e cosa farcene dell’eredità dei genitori.

Si tratta di “Zagazoo” di Quentin Blake, editato da Camelozampa nel 2016.

Elisa Loprete, «Di albo in albo, per immagini e parole», Ovunque [in linea], anno 2 (2025) [pubblicato: 30 ott 2025], disponibile su World Wide Web: https://purl.org/ovunque/elisa-loprete-04

Potrebbe piacerti...