Immagino l’albo illustrato nelle mani di un adulto, letto individualmente o magari in gruppo, come una possibilità che ci diamo anche noi, perché chi scrive e illustra un albo parla a tutte le età della vita. A volte questa lingua fatta di immagini mischiate con le parole arriva più immediata.
Quando al signor John nasce il primo figlio pianta un albero nel giardino di casa. Quando gli nasce il secondo figlio, pianta un secondo albero. E alla nascita del terzo, lo stesso.
Il primo albero è “un piccolo abete molto grazioso, bello dritto e tutto verde”. Tutti i vicini si complimentano con lui e “il signor John ne era molto orgoglioso”. Allo stesso modo succede per il secondogenito, per cui pianta “una piccola quercia molto graziosa, bella rotonda e tutta verde”. I vicini si complimentano con lui e lui si riempie di orgoglio.
L’albero che pianta per il terzo figlio crescendo si dirama in tutte le direzioni, come “un grande coso senza forma”: appare fin da subito disordinato, “non era né rotondo, né verde, né dritto”. Le critiche dei vicini su questo ultimo albero non tardano ad arrivare e mettono il signor John molto in difficoltà, rendendolo, questa volta, tutt’altro che orgoglioso. Decide quindi di spostarlo sul retro del giardino, fuori dallo sguardo dei vicini ma anche del suo. Il tempo passa e insieme agli alberi, crescono i figli: i primi due danno grandi soddisfazioni al padre e riscuotono approvazione e complimenti da parte dei vicini. Il terzo albero e il terzo figlio restano nell’ombra: un albero “né rotondo, né dritto” e “senza nome” su cui si arrampica un figlio ignorato da tutti. Finché al padre non resta che quel figlio, il terzo, perché gli altri due, cresciuti, se ne andarono di casa. Lascio a voi la conclusione della storia.
È senza dubbio un albo che porta l’attenzione sul tema della differenza in un contesto molto specifico che è quello della relazione tra genitori e figli. L’autrice non risolve la questione facilmente e non ci risparmia, pagina dopo pagina, una certa esplorazione del disagio che si crea: sceglie di spostare l’attenzione sugli alberi e ce li rappresenta in modo da farci sentire, meglio che con le parole, quella differenza tra i primi due figli-alberi e il terzo.
C’è la delusione di un’aspettativa che il padre si è creato con i primi due figli che fanno quello che è desiderabile: uno sta sui rami alti, ride e urla di gioia, l’altro fa lavoretti con il legno, costruisce casine e nidi per gli uccelli con martello e sega. Il terzo figlio si arrampica sull’albero ma la sua “flebile voce” non arriva a farsi sentire così “nessuno lo ascolta” mentre canta dolcemente e recita poesie al vento. Il signor John ci porta il tema del bisogno di riconoscimento e di approvazione sociale come rinforzo positivo per la propria identità. C’è un adulto fragile che non riesce a stare nella differenza che il figlio manifesta e preferisce disinteressarsene, allontanare e abbandonare il figlio fino a nasconderlo al mondo per non dover fare i conti con la sua delusione e la disapprovazione degli altri. Le immagini rendono molto bene la solitudine di questo albero-bambino che comunque cresce: c’è delicatezza e forza allo stesso tempo, quella forza dell’infanzia che “sopravvive” agli adulti.
Quelli che racconta questo albo sono temi complessi e di grande rilevanza pedagogica, con il tocco delicato dell’acquarello. In qualunque contesto, il bambino diverso, quello che non è come tutti gli altri, eccezionale a modo suo è una provocazione alla normalità socialmente riconoscibile e chiede al genitore – e all’adulto educatore in senso lato – un assetto diverso, chiede la sospensione del giudizio, un ascolto non solo dell’altro ma anche dei propri moti interiori, esige un’osservazione e un’esplorazione autenticamente curiose.
Di fronte ai nostri bambini e ai nostri ragazzi, bisogna fare i conti con l’idea che ogni essere umano ha una sua natura e ha il diritto di portare a compimento il suo progetto di persona: educare significa accostarsi e accompagnare alla giusta distanza, senza condizionare né tantomeno cercare nel figlio la propria gratificazione narcisistica.
Si tratta de “Il terzo figlio del signor John”, di Nadien Brun-Cosme e Christine Davenier pubblicato in Italia nel 2019 da Edizioni Clichy.
Elisa Loprete, «Di albo in albo, per immagini e parole», Ovunque [in linea], anno 2 (2025) [pubblicato: 30 ott 2025], disponibile su World Wide Web: https://purl.org/ovunque/elisa-loprete-04.

